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Chiesa Cattolica Albanese

San Pelini                                                         Storia

I progenitori degli Albanesi sono gli Illiri, una popolazione indoeuropea che si insedio in epoca remota nel territorio fra il Danubio e l’Egeo, una delle nazioni più antiche della penisola Balcanica, che si e sviluppata durante il Secondo Millennio e la prima metà del Primo Millennio a C. Verso l’anno 350 a. C. nella zona si Scutari, a nord dell’Albania, sorse un regno Illirico.

Il rapido sviluppo del regno Illirico preoccupò’ Roma che mirava ad estendere il proprio controllo sul mare Adriatico. Ebbero così inizio le guerre illirico – romane che si conclusero nel 168 a. C., con la vittoria dell’impero di Roma. La dominazione romana durò più di cinque secoli e mezzo. Diversi imperatori romani, tra il 184 e il 527, furono di origine illirica: Diocleziano, Costantino, Giuliano l’Apostata e Giustiniano. Quando nel 395 l’impero romano si divise, l’Albania toccò a Bisanti. Per altri nove secoli restò sottomessa all’impero orientale come provincia di frontiera, ma per lo più solo formalmente. In questo arco di tempo, infatti, moltissime furono le invasioni da parte di unni, goti, slavi ed avari. Addirittura, nel 917 gran parte del territorio fu annesso all’impero bulgaro sino al 1019, quando Bisanti la riconquistò. Col secolo XI l’Albania incominciò a stringere legami con l’Occidente. Verso la metà del XV secolo l’imperatore serbo Stefano Dusan estese il suo dominio da Scutari a Valona. Dopo Dusan l’impero serbo si frantumò e per la nobiltà feudale albanese si creò la possibilità di formare propri stati feudali indipendenti. Sin dal 1388 l’impero ottomano aveva iniziato ad occupare l’Albania. Manifestazione di una coscienza nazionale albanese si ebbe proprio nel XV secolo quando l’eroe nazionale Giorgio Castriota Scanderbeg (1403-1467) diede vita alla “Lega dei  popoli albanesi”, che contrastò vittoriosamente gli Ottomani e salvo’ l’Italia e l’Europa occidentale da gravi rischi; per questo a Giorgio Castriota Scanderbeg fu dato l’appellativo di “Atleta di Cristo” e nella statua a Roma il nome e accompagnato dalla scritta “Impavido difensore della civiltà occidentale”.

Il 28 novembre 1912 si giunse alla proclamazione dell’indipendenza, ma la Conferenza degli ambasciatori tenutasi a Lodra, decise di togliere all’Albania metà del proprio territorio.

La storia d’Albania e caratterizzata da invasioni e da occupazioni esterne. La nostra storia passata e presente nei numerosi reperti archeologici, tra cui reliquie e ruderi greci, romani e bizantini.

La Storia del Cristianesimo nei territori Albanesi

L’Albania occupa un posto particolare nella storia del cristianesimo. E stato uno dei primi paesi nel quale, durante il primo secolo, si diffuse il cristianesimo; ed e stata la prima nazione al mondo a proclamarsi atea, durante il regime comunista del XX secolo, paese ateo; in quello stesso periodo fu impedita ogni professione di fede. Fu certamente una pagina nera nella storia dell’Albania. Ma “dove sembra essere l’oscurità’ e la sconfitta, lì si trova anche la luce, la speranza ed la rinascita”. La rinascita avvenne assieme alla democrazia, sulle macerie del vecchio sistema e fu benedetta da Papa Giovanni Paolo II nel 1993, quando baciando la terra al suo arrivo in Albania, testimoniò che essa non era una terra “maledetta”, cosi come qualcuno aveva sostenuto.

Gli inizi del Cristianesimo in Albania coincidono con gli suoi albori della sua civiltà. Questo fatto viene sostenuto anche da San Paolo, il quale nella sua Lettera ai Romani (XV, 19) si esprimeva così: “Da Gerusalemme fino all’Illiria, io ho predicato il Vangelo di Cristo”. L’Illiria, la nostra terra, fu evangelizzata dall’Apostolo San Paolo; il primo Vescovo di Durazzo, San Cesare, martire nell’anno 58, fu uno dei 72 discepoli di Gesù’ Cristo. In quel periodo a Durazzo c’erano settanta famiglie cristiane.

Nella prima metta’ del IV secolo nell’impero romano, del quale faceva parte anche l’Illiria, il Cristianesimo venne riconosciuto come una religione legittima e successivamente venne dichiarata ufficiale. Il Cristianesimo ufficiale statale e legato al nome dell’imperatore illirico Costantino il Grande.

Dopo il frazionamento dell’impero romano nel 395 l’Albania amministrativamente divenne parte dell’Oriente, ma ecclesiasticamente fu unita a Roma per altri due secoli. Contemporaneamente il cattolicesimo venne diffuso nella parte settentrionale. Nel XV secolo tutta’ l’Albania era cristiana e per tre quarti cattolica. Con l’occupazione ottomana (nel quindicesimo secolo) e particolarmente con l’inizio del XVII secolo venne diffuso l’islamismo.

Sin dal I secolo esisteva, con Sant’Astio, una gerarchia ecclesiastica. Scutari nel 387 era sede arcivescovile. Nel IV secolo l’Albania aveva almeno cinque vescovadi. Durante il Medioevo il cattolicesimo si rafforzò maggiormente, grazie agli ordini benedettini, domenicani e francescani. Nel 1634 la Propaganda Fide inviò le sue missioni anche in Albania con chierici locali e stranieri.

Dopo la seconda guerra mondiale, con l’instaurazione del regime comunista, l’attività della Chiesa Cattolica venne ostacolata. Le scuole e i seminari cattolici furono chiusi, vescovi e preti vennero uccisi e molti chierici arrestati. Nel 1967 l’Albania si proclamò primo Stato ateo nel mondo. Questo comportò anche la chiusura di 2169 chiese e moschee. Da sette vescovi, duecento preti e suore che operavano nel 1945, sono sopravissuti un unico vescovo e 30 tra preti e suore, ormai anziani e provati dai tanti anni di prigione.

Il martirio del clero cattolico albanese e stato uno dei momenti più drammatici della storia del regime comunista albanese, regime che ha perseguito tutte le religioni, ma più di tutte quella cattolica, perché era considerata non solo come religione, ma anche come manifestazione della civiltà occidentale e del mondo libero.

La storia dei legami con la Santa Sede

I rapporti di Scanderbeg con la Santa Sede furono intensi durante il Pontificato di Papa Nicola V (1447-1453), Papa Callisto III (1453-1458) che definì il nostro eroe nazionale Scanderbeg come “atleta Cristi”. Pio II (1458-1464), che fu un ammiratore dell’Albania e grande umanista, volle incoronare re Giorgio Castriota e nominare cardinale l’arcivescovo di Durazzo Paolo Angelo (1417-1470).Braccio destro di Scanderbeg per i rapporti con l’estero fu l’Arcivescovo di Durazzo.

Papa Paolo II nel 1464 ha ospitato con grandi onori Giorgio Castriota Scanderbeg. Papa Clemente VII nel 1595 ha inviato contributi economici per sostenere la liberazione di Valona, porto nell’Albania meridionale. Clemente XI, papa nelle cui vene scorreva sangue albanese, ha fatto da tramite presso la Repubblica di Venezia per aiutare la regione di Kelmend. Nel 1919 Benedetto XV con la sua forza morale salvò una parte importante dell’Albania dall’annessione.

Nel periodo del regime comunista ogni sforzo della Santa Sede per avvicinarsi e stato inutile, addirittura i messaggi augurali che il Papa inviava all’inizio del nuovo anno venivano rimandati indietro.

Con Papa Giovanni Paolo II gli sforzi della Santa Fede verso i paesi dell’Est si sono intensificati e in questo quadro anche verso l’Albania. Così, per esempio, ricordiamo le sue prediche del 5 ottobre ad Otranto e del novembre del 1982 davanti alla comunità albanese in Sicilia. Nel 1983 il Papa ha proclamato novembre il mese delle prediche per la libertà religiosa in Albania. Il 26 febbraio del 1984, da Bari, il Santo Padre ha pregato per gli albanesi davanti a 50.000 fedeli della regione Puglia dove ha dichiarato esplicitamente che gli albanesi “occupano un posto molto particolare nel suo cuore”.

Con le trasformazioni avvenute agli inizi degli anni ’90-che hanno determinato notevoli cambiamenti rispetto ai diritti umani, la riconquista della libertà di religione, che segnò il distacco del regime comunista dalla politica- e stato finalmente possibile la ripresa dei primi contatti con la Santa Sede.

Le visite di Madre Teresa in Albania hanno influito fortemente siu preparativi per la ripresa delle relazioni diplomatiche con la Santa Sede. Queste relazioni sono state finalmente avviate a livello di Ambasciatore albanese, sig. Willy Kamsi e stato ricevuto da Papa Giovanni Paolo II. La Santa Sede ha accreditato a Tirana Monsignor Ivan Dias.

Le opportunità per un’ulteriore svolta nella cooperazione con la Santa Sede si sono verificate immediatamente dopo la ripresa delle relazioni diplomatiche. Un momento cruciale e stato segnato dalla visita in Albania di Papa Giovanni Paolo II, il 25 aprile 1993. La straordinaria accoglienza che e stata riservata al Papa da tutti gli albanesi dimostrava la tolleranza religiosa che gli caratterizza. Essa ha sicuramente costituito un appoggio morale e politico in favore dell’Albania ed ha contribuito alla rinascita della religione nel nostro paese.

Sono passati sei anni del giorno in cui il Santo Padre giunse in terra Albanese, ma quello straordinario giorno e ancora vivo nei cuori di tutti gli albanesi. E considerato il giorno della risurrezione, il giorno della speranza. La visita del Santo Padre fu anche la migliore espressione della salda amicizia millenaria che unisce l’Albania alla Santa Sede. Il Santo Padre ha fatto appello alla comunità internazionale: l’Europa e tutto il mondo, aiutandola, non devono dimenticare le sofferenze dell’Albania.

In quel giorno e stata consacrata la nuova Gerarchia della Chiesa Cattolica martirizzata, ed e stata benedetta dal Santo Padre la prima pietra del Santuario Nazionale “Madonna del Buon Consiglio” A questo Santuario sono devoti tutti gli Albanesi, che si sentono affratellati anche se appartengono a tre diverse religioni: musulmana, ortodossa, cattolica.

Il Ruolo del cristianesimo e della Santa Sede

Nella civiltà albanese, il cristianesimo ha avuto un ruolo fondamentale sia nel processo della genesi etnica, che nella trasformazione degli Illirici in arberi, nei secoli V-VII. Il cristianesimo come cultura inter-etnica e contraria all’autorità’ dell’impero romano, creò i presupposti ideologici per la libertà delle masse popolari per l’affermazione dell’individualità’ etnica.

Anche il clero si e impegnato a difendere la propria identità ed eredità nazionale e a trasmettere al popolo l’idea di Rinascita Nazionale.

Meriti particolari vanno al clero per qunato riguarda la scrittura della lingua albanese. “La formulazione del battesimo” dell’arcivescovo di Durazzo, Paolo Angelo e riconosciuta come il primo libro scritto in albanese da Gjon Buzuku e dei libri di Pjeter Bogdani, Pjeter Budi, Frang Bardhi e cosi via fine al XX secolo.

I missionari redigevano relazioni periodiche e dettagliate;descrivevano non solamente le condizioni delle chiese e della religione in generale, ma anche i vari aspetti della vita socioeconomica e politica del paese dove si recavano in missione. Questi resoconti sono spesso oggigiorno importanti fonti storiche. Ne sono un esempio le relazioni sull’Albania settentrionale inviate da Frang Bardhi intorno alla metà del XVII secolo.

Verso la fine del 1700 fu proclamato Papa Clemente XI, Gjon Françesk Albani, il quale organizzò il consiglio della Patria Albania (1702). Il consiglio che svolgeva funzioni importanti religiose, prese inoltre, delle decisioni sulla divulgazione delle letteratura religiosa in lingua albanese.

Nel 1711, su iniziativa dello stesso Clemente XI, venne istituito presso la scuola di Montorio (Roma) una cattedra di lingua albanese.

La letteratura religiosa ha dato un contributo particolare a livello culturale, artistico e di educazione pubblica. Inoltre ha esercitato un’influenza significativa anche in campo musicale e nelle arti figurative.

Le scuole cattoliche hanno istruito un’intera classe intellettuale che ha svolto un ruolo importante nello sviluppo del paese. La decisione di istituire l’Università’ Cattolica in Albania costituisce il riconoscimento attuale di questo ruolo.

Potrei dire le stesse cose sull’assistenza che viene data ai malati ed agli anziani. In questa direzione, un contributo importantissimo sarà dato dalla costruzione dell’ospedale della”Madonna del Buon Consiglio”. Questa opera rappresentano le ultime volontà di Madre Teresa.

Il Suo impegno e la Sua preoccupazione per la soluzione delle questioni albanesi sono stati espressi chiaramente anche recentemente. Lo stesso Papa e molto attento al dramma che sta vivendo il Kosovo. La diplomazia del Papa ha cercato di operare come mediatore, con lo scopo di facilitare la soluzione dell’attuale crisi. Le autorità’ albanesi sono grate alla Santa Sede per l’aiuto dato, ed io desidero cogliere volentieri questa occasione per ribadire la riconoscenza albanese.

In conclusione, vorrei sottolineare il fatto che gli albanesi hanno una storia ricca e ne possono essere fieri. Le nostre illustri personalità storiche rappresentano oggigiorno esempi positivi per gli albanesi. Una delle caratteristiche eccezionali della società albanese e stata e rimane la tolleranza religiosa. Nella convivenza armoniosa fra tre religioni, ognuno può vedere un raro, ma reale, esempio di solidarietà, di tolleranza e di convivenza; e tutti possono prendere come esempio ciò che rappresenta la meta dei nostri sforzi quotidiani. La convivenza religiosa in Albania e la testimonianza chiara che le idee universali no sono sogni o frutti dell’immaginazione, ma realtà secolari.

Il messaggio della speranza, le parole profetiche “non avere paura piccolo gregge”, sono particolarmente appropriate e incoraggianti per un piccolo paese come il nostro.


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